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Salvini non sta Serenissimo

Salvini non sta Serenissimo

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Pietro Salvadori sull’Huffington Post racconta degli imbarazzi di Salvini di fronte al successo di Zaia, la cui coalizione potrebbe, alle prossime elezioni regionali, arrivare al 75% dei consensi e, alla lunga, erodere la supremazia di Salvini nella Lega.

Feltrin prova a spiegarla così: “Da quelle parti tutte le forze politiche sono anzitutto venete, e poi italiane. E’ dal 1860 che va così, un’esperienza che il periodo liberale e fascista avevano sopito, e poi la Dc annacquato”. Entrambi, lo studioso e il militante, ricorrono all’esempio del referendum consultivo sull’Autonomia: “La partecipazione è un dato significativo – spiega il professore – in Veneto è stata il doppio rispetto a quella della Lombardia, sia pur con una popolazione minore”. Rocchetta ne fa una questione storica: “La Liga aveva un’organizzazione capillare che la Lega si sognava, e che andava anche oltre i confini della Regione, si estendeva in Friuli a Brescia e a Bergamo. In quel referendum non è un caso che Brescia e Bergamo abbiano dato la stessa risposta del Veneto, mentre nel resto della Lombardia i risultati sono stati diversi […]

Ancora il politologo Feltrin:

 “se Salvini inciampa credo si aprirebbe una discussione tra lombardi e veneti”. Più o meno la stessa lettura di Rocchetta, che però si raccomanda: “Scriva leader a livello di stato italiano, non nazionale. Perché la nazione è il Veneto”.


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