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Il paradosso delle sanzioni: petrolio russo e il caso Priolo

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Il governo ha dimezzato la dipendenza dal gas russo, ma l’import di greggio è esploso (+112%) mentre nel resto d’Europa si riduceva. Tutto a causa di una raffineria della Lukoil rimasta impigliata nelle sanzioni. Luciano Capone su Il Foglio (e un articolo non a pagamento sullo stesso tema dalla redazione di Open).

Dopo l’inizio dell’invasione russa dell Ucraina la priorità dell’Unione Europea e dell’Italia è stata di ridurre la “dipendenza energetica” dalle fonti russe. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha rivendicato risultati importanti dal punto di vista del gas naturale russo, ma sul petrolio i numeri raccontano una storia diversa:

A maggio, l’Italia ha importato 450 mila barili al giorno di greggio dalla Russia, quattro volte il quantitativo di febbraio, quando è iniziata la guerra in Ucraina. Si tratta del dato più alto dal 2013.

Al centro di questo aumento vi è la raffineria Isab, raffineria situata a Priolo, nel siracusano, di proprietà della russa Lukoil. La società stessa non è stata direttamente colpita dalle sanzioni ma ha visto ridursi fino ad azzerarsi le risorse finanziarie fornite dagli istituti di credito europei. Questa situazione ha spinto Lukoil ad affidarsi al petrolio russo, aumentandone le importazioni di greggio del 112%. Capone illustra meglio il paradosso venuto a crearsi con le sanzioni:

Prima non era così. L’Isab di Priolo aveva diversi fornitori e utilizzava il 20-30% di greggio degli Urali, che dopo la guerra è diventato il 100%. Tutto per effetto di conseguenze inintenzionali delle sanzioni alla Russia. Sebbene i vari pacchetti di sanzioni dell’Unione europea non colpiscano il settore energetico e Lukoil non sia un soggetto sanzionato, le banche hanno tagliato le linee di credito all’Isab per ovecompliance. Cioè per evitare qualsiasi problema ed essere sicuri di non ricadere in sanzioni secondarie o problemi burocratici. Di conseguenza la raffineria si è trovata costretta a dover fare affidamento esclusivamente sulle forniture della società madre russa. Pertanto, in questo caso, le sanzioni hanno prodotto un risultato opposto a quello voluto: un incremento delle importazioni dalla Russia.

Secondo il Financial Times la questione non riguarda solamente l’Isab, anche il porto di Trieste avrebbe visto aumentare il flusso di petrolio russo.


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