stiamo tranquilli…

3D

0 commenti

Ready Player One è un film di sci-fi del 2018 su un futuro distopico in cui gli esseri umani, ridotti dall’inquinamento e dalla sovrappopolazione a vivere in bidonville, fuggono dall’esistenza miserabile e squallida del mondo reale rifugiandosi nello spazio virtuale e parallelo di OASIS, dove tutto è ancora possibile e l’esperienza supera ogni immaginazione. La struttura del racconto in sé non è granché – il creatore di OASIS muore e lancia un concorso per eleggere un successore alla guida del suo “giocattolo” – ma, come capita spesso con la fiction speculativa, precorre i tempi di un rivolgimento culturale decisivo, di un fenomeno epocale e già entrato in moto: l’inesorabile assottigliamento del confine tra analogico e digitale, l’ambizione dell’umanità di progettare una simulazione computerizzata della realtà nella quale traslare intenzionalmente, senza coercizione o resistenze d’animo, porzioni crescenti della vita cosciente.

Fuori dal film e dalle sue metafore, OASIS è tutt’altro che fantascienza spicciola e di consumo: in fondo l’idea di ricreare ambienti digitali sempre più vasti, attraenti e complessi che si sostituiscano, sovrappongano o integrino a quelli reali è il motore stesso dell’industria videoludica, che dalle prime simulazioni sociali come Second Life a oggi ha conosciuto progressi enormi nel virtual-world-building. Ad aprile di quest’anno, l’Epic Games ha annunciato di aver raccolto un finanziamento da un miliardo di dollari per la programmazione di un proprio “metaverso”, una versione digitalizzata dell’esistenza umana collettiva.

Due anni fa Facebook battezzava Horizon, un sandbox game nel quale gli avatar dei giocatori socializzano, modellano ambienti simbolici, li esplorano e fanno qualsiasi altra cosa venga loro in mente. Più di recente, in pieno lockdown, su Fortnite è stato organizzato un concerto virtuale cui hanno preso parte dodici milioni di persone (un record, probabilmente), mentre sull’isolotto digitale di Animal Crossing: New Horizons andavano in scena matrimoni, battesimi e altri rituali altrimenti preclusi nella realtà. Di più: su World of Warcraft è ormai costume celebrare i funerali dei giocatori deceduti nel mondo analogico, su Minecraft c’è invece chi vorrebbe ricreare una copia digitale della Terra in scala 1:1. Non sarà ancora OASIS, ma un po’ comincia a somigliarci.

Continua a leggere su Medusa, la newsletter


Commenta qui sotto e segui le linee guida del sito.