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Ancora sul latino e greco al Classico: ritornare alla Storia

Ancora sul latino e greco al Classico: ritornare alla Storia

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Mariangela Caprara, su Le parole e le cose, si allontana dalle solite strategie di difesa del latino e del greco al Classico: che senso ha parlare di logica? Solo le lingue classiche allenano alla logica? E la logica non ha diritto di essere disciplina a sé? Cosa significa tradurre?

L’idea dominante è che la traduzione dal greco e dal latino sia il miglior esercizio di logica. Francamente mi pare un’idea debole: oggi per sviluppare la logica di un adolescente abbiamo strumenti eccezionali anche nei videogiochi; abbiamo sempre avuto la matematica, la geometria. La logica, peraltro, potrebbe essere insegnata come disciplina autonoma: per ora, però, non viene presa in considerazione nei programmi scolastici. L’elemento distintivo della traduzione sta nel fatto che è un’operazione linguistica, ermeneutica, che non consiste solo nell’applicazione di protocolli (dalla regola grammaticale alla traduzione meccanica), ma nel raggiungimento di una cifra comunicativa ed espressiva adeguata nel codice di arrivo.

Piuttosto, ricorda, si deve tornare e stare attenti al contesto in cui il testo fu scritto. Per fare ciò, crede indispensabile un ritorno massiccio allo studio della storia.

Riportare l’accento sulla storia mi sembra urgente, dal momento che le riforme Moratti e Gelmini hanno reso davvero poco incisivo l’insegnamento della storia nelle scuole di ogni ordine e grado: l’ignoranza in questo ambito, anche in giovani istruiti, comincia a diventare evidente. Non esiste vera difesa della cosiddetta ‘cultura umanistica’ se non si prende atto, soprattutto a livello accademico, di quello che è stato fatto alla storia nella scuola italiana.


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