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Don’t go after the rich to fix broken budgets

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Un editoriale dell’Economist critica le recenti proposte di tassare le persone molto ricche fatte da politici progressisti in USA e in Europa (qui un link alternativo).

La proposta è nell’agenda di parecchi politici e Stati: New York vorrebbe un prelievo aggiuntivo del 2% sui redditi oltre il milione di dollari; in California si discute di una tassa “una tantum” del 5% sui miliardari. In Europa ne stanno discutendo Francia e Regno unito, che propongono rispettivamente un prelievo patrimoniale o l’istituzione di una “wealth tax”.

Secondo il giornale, ci sono buoni motivi teorici per sconsigliare questo approccio:

  1. Il denaro ricavabile dalle imposte proposte finora in USA è molto poco, perché i super ricchi sono pochi.
  2. Le imposte distorcerebbero l’economia, eliminando lo stimolo a innovare e a rischiare di fare impresa.
  3. L’argomento secondo cui tassare di più i ricchi renderebbe più equo il sistema fiscale non sarebbe valido: già adesso esiste una progressività delle imposte, e si può discutere se sia più equo appiattire ancor di più i redditi o invece lasciare più soldi nelle tasche dei legittimi proprietari.

Per The Economist “The Robin Hood State” è una strategia politicamente seducente ma economicamente inefficace, infatti l’articolo conclude con una posizione netta: se i governi vogliono davvero sistemare i conti, devono affrontare i nodi strutturali — spesa pubblica rigida, welfare costoso, scelte politiche difficili — invece di affidarsi all’illusione che basti “spremere i ricchi”.


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