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La strana saga della città murata di Kowloon [EN]

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Anarchica e surreale, la città murata di Kowloon una volta era uno dei luoghi più densamente popolati del pianeta. I molti palazzi di cui era composta, delle torri alte e strette, erano ammassati così vicini fra loro che l’intera città sembrava un’unica struttura massiva, nonostante non ci fosse uniformità di altezze, forme e materiali.

I locali la chiamavano Hak Nam — la città del buio. Cavi ricoprivano ogni superficie e si estendevano in ogni direzione quasi a legare assieme tutti i palazzi. Entrare in città voleva dire lasciare la luce del giorno alle proprie spalle: c’erano centinaia di vicoli, alcuni larghi pochi piedi. Alcuni passaggi attraversavano i palazzi stessi, e tunnel si formavano dall’accumulo di rifiuti lanciati dalle finestre sui cavi che connettevano due torri adiacenti.

Per non parlare della Legge: si trattava di una società anarchica, auto-regolamentata e auto-determinata. Una colonia dentro una colonia, una città dentro una città, un territorio allo stesso tempo conteso e rifiutato. Hookii ne aveva già parlato cinque anni fa.

 

Immagine da Wikimedia Commons


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