Sempre più richieste, le bambole sessuali integrate con l’intelligenza artificiale sono anche in grado di interagire con l’utente. Un mercato che arriverà a 5 miliardi di dollari nel 2033 e che anche in Italia, dopo la pandemia, ha vissuto un boom.
Dopo l’ondata di attenzione e infatuazione mediatica che ha accompagnato il lancio di ChatGPT e di molti altri strumenti di intelligenza artificiale generativa, dopo che per molti mesi si è parlato di vantaggi per la produttività, o di sostituzione del lavoro (soprattutto delle mansioni noiose e ripetitive) con l’AI, siamo arrivati a un punto dove si intravedono più che altro le prime sostituzioni di lavoratori.
Chi e come lavorerà nell’era in cui il mito dell’intelligenza artificiale sta prendendo il posto dell’automazione? Ne abbiamo parlato con chi ha studiato l’automazione dal Dopoguerra a oggi, il professore di Storia contemporanea Jason Resnikoff.
L’uso di avatar virtuali, di identità online fittizie da parte di polizia e servizi segreti per fare indagini sotto copertura in Rete è una pratica che, declinata in vario modo, esiste da tempo (ne avevo scritto in uno dei primi articoli del sito).
Sicuramente avrete sentito parlare di come il governo americano abbia condiviso per errore chat e informazioni riservate su un imminente attacco militare.
Se i dati sono il cibo di cui si alimenta l’intelligenza artificiale, allora ChatGPT e i suoi fratelli hanno davanti a loro una seria minaccia: la carestia.
Prendiamoci 5 minuti di pausa dallo stillicidio quotidiano di notizie terribili per andare a fare conoscenza degli animaletti da compagnia di Astutillo Smeriglia (fumettista e animatore): Cip e Ciop, due amabili ragni ballerini.
In questi tempi in cui si parla tanto di riarmo, e di come finanziarlo, c’è almeno un Paese che da anni sta parzialmente alimentando il suo programma di missili balistici a botte di rapine informatiche: la Corea del Nord.
I negoziatori statunitensi che stanno trattando con Kiev le condizioni per la pace, e in particolare l’accesso alle risorse minerarie e naturali del Paese, avrebbero prospettato l’eventualità di tagliare l’accesso dell’Ucraina al sistema internet satellitare Starlink in caso di mancato accordo.
È il 10 gennaio 2025. In uno studio di Austin, in Texas, davanti ai microfoni di Joe Rogan (il podcaster più seguito degli Stati Uniti), Mark Zuckerberg parla per quasi tre ore di disinformazione, dei rapporti con la politica e di come sono evolute le piattaforme della sua società.
Una exit clamorosa. Era stata definita così, a dicembre, la vendita di una giovane società israeliana del settore cyber offensivo al fondo di private equity americano AE Industrial Partners per mezzo miliardo di dollari, che potevano arrivare a 900 milioni a seconda del raggiungimento degli obiettivi di crescita e redditività.
È una delle innovazioni più sorprendenti e impressionanti che abbia mai visto”: le parole del venture capitalist Marc Andreessen sintetizzano alla perfezione lo stupore con cui la Silicon Valley ha assistito all’avvento di V3 e R1, i modelli di intelligenza artificiale creati da DeepSeek, la startup cinese derivata dall’hedge fund di Lian Wenfeng.
Il 29 maggio 2015 una giudice di Manhattan condannava Ross Ulbricht all’ergastolo, con una serie di capi di imputazione legati al traffico internazionale di droga e al riciclaggio (e con l’ombra di aver provato a commissionare degli omicidi mai avvenuti, in un filone parallelo e controverso della sua vicenda, mai del tutto chiarito).
Che cosa pensereste di una startup da cui se ne sono andati quasi tutti i principali dirigenti e cofondatori, che ha chiuso il 2024 con un rosso di 5 miliardi di dollari e che deve fare fronte a una marea di cause legali?
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