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Il mangiar sano in Inghilterra è ormai più diffuso che in Italia(?)

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Per molti anni la cucina britannica è stata etichettata come scadente, se non apertamente malsana. Un giudizio diventato luogo comune, secondo cui “in Gran Bretagna si mangia male”, nato soprattutto da uno shock culturale. Negli anni Sessanta, infatti, il pubblico dell’Europa mediterranea si è trovato di fronte a una quotidianità alimentare radicalmente diversa: una città come Londra in cui il pranzo era “qualcosa di asociale, consumato spesso in piedi”, ridotto a fish and chips o hamburger mangiati tra un impegno e l’altro.

Questo articolo di Dissapore mette in discussione questa narrazione semplicistica e ricostruisce invece una trasformazione profonda, avviata a partire dalla fine degli anni Ottanta.

Un cambiamento che passa anche — e soprattutto — da modelli di ristorazione nuovi, come Pret à Manger, capaci di rendere normale l’idea di “mangiare sano, bene e semplice, anche in cinque minuti”.

Il punto è che, a partire da iniziative come questa, la coscienza del mangiare sano, bene e semplice, anche in cinque minuti, si è fatta molta più strada in Gran Bretagna che in Italia e in Francia

Attraverso l’espansione del fast casual e l’adozione di questo approccio da parte dei supermercati britannici, l’autrice sostiene che oggi in Gran Bretagna l’accesso quotidiano a cibo fresco, bilanciato e pratico sia spesso più semplice che in Italia o in Francia.

Sia chiaro, nessuno intende dire che la destagionalizzazione delle verdure, dovuta alle coltivazioni intensive del Sud spagnolo, e il packaging sovradosato siano strumenti di benessere dell’umanità. Il fatto è, che — e questo è innegabile — democratizzano la possibilità di scelta alimentare.

Ne emerge una riflessione che va oltre il gusto e la tradizione: quanto mangiare bene è davvero una possibilità democratica nelle grandi città europee?


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