Questo mese mi sono messo il caschetto antiinfortunistico e mi sono messo a trivellare. Dopotutto abbiamo seri problemi di costo del petrolio, quindi perché non aiutarci a capirci qualcosa di più?
A causa della guerra alcune misure sono già entrate in vigore nei paesi asiatici, ma presto potrebbe toccare anche a noi
Continua a leggere: Nel mondo cominciano i razionamenti di energia
Fonte: il Post
Noah Smith espone alcune ragioni per essere ottimisti sul futuro del Medio Oriente. Anche se una tale affermazione può suonare di primo acchito assurda, vista l’estensione della distruzione a Gaza e la difficoltà di risolvere il conflitto israelo-palestinese, ci sono alcuni fattori che nei prossimi decenni potrebbero essere positivi per il resto della regione.
L’istituto di ricerca Rystad Energy analizza le attuali relazioni tra Stati Uniti e Arabia Saudita, ponendo attenzione all’aspetto della produzione e della sicurezza energetica di questo rapporto.
Un articolo su Le Formiche a firma di Matteo Turato riprende un editoriale di Rana Foroohar sul Financial Times e mette in guardia dal crescente trend dei mercati internazionali di abbandonare l’uso del dollaro nel mercato energetico, in favore del renminbi cinese.
Il petrolio refrattario (tight oil), grande protagonista del mercato energetico degli anni 10, probabilmente non aumenterà significativamente la sua quota di mercato nonostante flussi di cassa enormi e prezzi alle stelle del petrolio in generale.
Secondo Nello Scavo di Avvenire le milizie libiche dovendo rallentare la frequenza dei barconi hanno imbastito un colossale contrabbando di petrolio con la collaborazione di faccendieri maltesi e mafia siciliana.
Un articolo dell’ISPI accenna alle ripercussioni che il prezzo del petrolio così basso sta avendo sul regno saudita, paese la cui economia (ed in ultima analisi il cui “patto sociale” tra regnanti e popolazione) poggia in gran parte sulla redistribuzione della rendita petrolifera.
The Intercept racconta la storia di Steven Donziger, avvocato che vinse una causa miliardaria contro il colosso petrolifero Chevron in Ecuador e delle conseguenze che questo ha avuto sulla sua vita privata.
Sul blog “Pro Market” dello Stiegler Center all’Università di Chicago-Booth, Luigi Zingales e Stefano Feltri parlano di qualcosa che, da italiani, dicono di conoscere molto bene: il nepotismo in politica, e di come il caso Hunter Biden sia preoccupante sotto questo aspetto.
Secondo il quotidiano The Meditelegraph la Russia avrebbe immesso petrolio altamente contaminato per un valore di 2,7 miliardi nell’oleodotto “Druzhba” che rifornisce una serie di porti sul Baltico dall’Estonia alla Germania.
Il sito dell’associazione Re:Common riporta un comunicato relativo alla pubblicazione di una nuova analisi indipendente – commissionata dalla stessa associazione e dalle ONG Witness, HEDA, e The Corner House – che dimostrerebbe come Eni e Shell con l’intesa sul blocco OPL 245 avrebbero ridotto di miliardi le entrate della Nigeria
Un rapporto redatto da esperti in materia petrolifera di livello mondiale e presentato oggi durante una conferenza stampa a Lagos rivela che l’accordo tra Shell ed Eni per il blocco petrolifero OPL 245 ha ridotto le entrate attese della Nigeria di circa 6 miliardi di dollari.
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